"Pensava di aver fatto un semplice leasing, si è ritrovato in mano una sorta di bomba a orologeria. Mario Rossi (così lo chiameremo) è uno dei 2.200 clienti di Italease rimasti invischiati nella farsa (beffa?) dello scandalo derivati che ha visto protagonista la banca milanese guidata, sino al 4 giugno scorso, dall'ex a.d. Massimo Faenza.Il signor Rossi, imprenditore del Nord, insieme a un leasing per un capannone da poco meno di 4 milioni di euro, ha firmato un derivato da 5 milioni che scade tra 4 anni (il cui contratto qui riproduciamo).Lui pensava, e il contratto così recita, di aver sottoscritto un semplice Irs: cioè una sorta di protezione contro il rialzo dei tassi futuri e quindi sulla stabilità della rata di interessi che avrebbe dovuto sborsare. Ma quella protezione era (ed è) assolutamente fittizia e il derivato- beffa non è un semplice Irs, ma uno strutturato complesso che cela un pericolo devastante. Quale? Se i tassi di mercato saliranno anche solo per poco tempo sopra il 5,25% da qui al 2011, il signor Rossi rischia perdite esponenziali per svariati milioni di euro. Come è possibile? Semplice, o meglio, complicato. Nella determinazione del tasso variabile che Rossi paga a Italease ogni tre mesi c'è l'amara sorpresa. Lo spread che si paga ha applicato un moltiplicatore di 3 volte sui tassi a breve. Se i tassi rompono la barriera di 5,25%, ogni centesimo in più viene pagato dal cliente con una leva moltiplicata per tre e per ogni trimestre. E quello spread si memorizza cumulandosi ai trimestri successivi. Non solo. Cosa analoga avverrà (spread cumulato moltiplicato per tre volte) se i tassi scenderanno sotto il 2,25% nel corso dei prossimi anni. Quindi la copertura reale avviene solo in un ristretto corridoio con i tassi compresi tra il 2,25% e il 5,25%. Al di là di queste barriere, Rossi comincia a pagare. E salato. Altro che protezione, altro che semplici plain vanilla. Quello che Italease ha venduto al signor Rossi era un "derivato con sorpresa", con quella fascia (sopra il 5,25% e sotto il 2,25% dell'Euribor a tre mesi) protetta e con il rischio moltiplicato per tre volte tutto a carico del cliente se il corridoio dovesse essere infranto.Va detto che il signor Rossi forse si è fatto ingolosire da quel primo anno di vita (il 2006) in cui poteva solo guadagnare, dato che incassava almeno il 4,2% pagando a Italease solo l'Euribor a tre mesi. Ma quello "sticky floater" o "collar" (così lo denominano gli ingegneri finanziari) funzionava un po' come prodotto-civetta, garantendo guadagni e capitale al sicuro in condizioni normali di mercato e scaricando sul sottoscrittore rischi di perdite esponenziali in situazione "estreme".
E definire estrema l'ipotesi, invece assai concreta, del superamento della soglia del 5,25% dei tassi a breve da qui al 2011 appare fuorviante. Un prodotto così congegnato, con quel virus letale incorporato, non poteva che andare in perdita. Fu Italease a segnalare al nostro imprenditore che a fine 2006 (solo sei mesi dopo la stipula del contratto) il valore di mercato era in rosso per 20mila euro. Poi, a fine giugno 2007, la perdita era salita a ben 230mila euro. Che il derivato-beffa di Rossi non sia un'eccezione, ma la norma lo dimostra l'escalation negativa del monte derivati di Italease che, da un valore di mercato in perdita per poco più di 200 milioni a fine 2006 è lievitato fino a 730 milioni in sei mesi. Soldi che Italease ha sborsato (finora per un costo di 610 milioni) per chiudere i contratti. E chi ha incassato? Le sette banche d'affari che hanno confezionato i derivati-beffa. Prima a incassare era stata la stessa Italease. Dal collocamento di questi prodotti Faenza aveva raccolto 144 milioni (un terzo dei ricavi della banca) solo nel 2006. Ora restano sul campo solo macerie".
S. Elli e F. Pavesi, Sole 5/7/07
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giovedì 5 luglio 2007
domenica 24 giugno 2007
Il buco dei derivati Italease: duemila clienti tremano
Oltre duemila clienti di banca Italease rischiano di perdere grosse cifre. Avevano chiesto un mutuo o un finanziamento, si sono ritrovati a possedere derivati legati ai tassi (che ora stanno salendo). Ma non tutti i clienti sono uguali: l'immobiliarista Giuseppe Statuto è riuscito a vendere gran parte dei derivati in suo possesso una settimana prima delle indiscrezioni sull'esposizione della banca. La Consob sta indagando.
Vittorio Malagutti dell'Espresso ha spiegato come venivano collocati i derivati di Italease. Articolo intero qui.
"Insieme al prestito c'è una polizza sui tassi", spiegavano pazienti gli impiegati allo sportello. In sostanza, ai clienti interessati a un mutuo oppure a un finanziamento in leasing veniva proposto l'acquisto di un paracadute finanziario in grado di proteggerlo da eventuali rialzi dei tassi d'interesse.
Morale della storia: gli imprenditori, dall'artigiano fino al grande immobiliarista, compravano fiduciosi prodotti dai nomi complicati: Interest rate swap (Irs), Cap in & out, Atlantic swap, giusto per citare alcune delle sigle più diffuse. Mentre gli istituti di credito, oltre al rendimento del prestito, sono riusciti a incassare laute commissioni sui contratti accessori. I profitti però non erano uguali per tutti. Di norma i derivati più complessi garantiscono maggiori provvigioni. Come dire che la forza vendita è di fatto incentivata a spingere sui contratti più rischiosi.
Infine, anche il grossista vuole la sua parte. Nel senso che i prodotti piazzati alla clientela spesso vengono confezionati dalle grandi merchant bank internazionali, che a loro volta ricevono un compenso dalla banca acquirente. Un esempio concreto: secondo indiscrezioni, Italease collocava strumenti speculativi venduti da Lehman. Ovvero il colosso statunitense che nel 2004 fece da consulente (insieme a Mediobanca) per lo sbarco in Borsa dell'istituto milanese specializzato nel leasing. Un successone. Nel giro di due anni la quotazione si è moltiplicata per cinque rispetto al prezzo di collocamento. La cavalcata al rialzo è proseguita fino al disastroso incidente sui derivati, che adesso rischia di innescare una reazione a catena.
(...)
Sul mercato però circola di tutto. Migliaia di investitori hanno comprato prodotti esotici, così li definiscono gli addetti ai lavori, che perfino gli esperti hanno difficoltà a gestire. I derivati, infatti, sono regolati da meccanismi molto sofisticati e, proprio come certi orologi antichi, vanno maneggiati con estrema cautela. Creati in base a modelli matematici prevedono un'infinità di varianti. Il gioco delle leve finanziarie e delle cosiddette barriere può funzionare come moltiplicatore dei guadagni ma anche delle perdite. Soprattutto in una fase di movimenti repentini dei mercati. E gli ultimi mesi, con le ripetute manovre al rialzo dei tassi decise dalla Banca centrale europea, hanno creato le condizioni ideali perché molti apprendisti stregoni finiscano per bruciarsi le dita.
Vittorio Malagutti dell'Espresso ha spiegato come venivano collocati i derivati di Italease. Articolo intero qui.
"Insieme al prestito c'è una polizza sui tassi", spiegavano pazienti gli impiegati allo sportello. In sostanza, ai clienti interessati a un mutuo oppure a un finanziamento in leasing veniva proposto l'acquisto di un paracadute finanziario in grado di proteggerlo da eventuali rialzi dei tassi d'interesse.
Morale della storia: gli imprenditori, dall'artigiano fino al grande immobiliarista, compravano fiduciosi prodotti dai nomi complicati: Interest rate swap (Irs), Cap in & out, Atlantic swap, giusto per citare alcune delle sigle più diffuse. Mentre gli istituti di credito, oltre al rendimento del prestito, sono riusciti a incassare laute commissioni sui contratti accessori. I profitti però non erano uguali per tutti. Di norma i derivati più complessi garantiscono maggiori provvigioni. Come dire che la forza vendita è di fatto incentivata a spingere sui contratti più rischiosi.
Infine, anche il grossista vuole la sua parte. Nel senso che i prodotti piazzati alla clientela spesso vengono confezionati dalle grandi merchant bank internazionali, che a loro volta ricevono un compenso dalla banca acquirente. Un esempio concreto: secondo indiscrezioni, Italease collocava strumenti speculativi venduti da Lehman. Ovvero il colosso statunitense che nel 2004 fece da consulente (insieme a Mediobanca) per lo sbarco in Borsa dell'istituto milanese specializzato nel leasing. Un successone. Nel giro di due anni la quotazione si è moltiplicata per cinque rispetto al prezzo di collocamento. La cavalcata al rialzo è proseguita fino al disastroso incidente sui derivati, che adesso rischia di innescare una reazione a catena.
(...)
Sul mercato però circola di tutto. Migliaia di investitori hanno comprato prodotti esotici, così li definiscono gli addetti ai lavori, che perfino gli esperti hanno difficoltà a gestire. I derivati, infatti, sono regolati da meccanismi molto sofisticati e, proprio come certi orologi antichi, vanno maneggiati con estrema cautela. Creati in base a modelli matematici prevedono un'infinità di varianti. Il gioco delle leve finanziarie e delle cosiddette barriere può funzionare come moltiplicatore dei guadagni ma anche delle perdite. Soprattutto in una fase di movimenti repentini dei mercati. E gli ultimi mesi, con le ripetute manovre al rialzo dei tassi decise dalla Banca centrale europea, hanno creato le condizioni ideali perché molti apprendisti stregoni finiscano per bruciarsi le dita.
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