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mercoledì 24 ottobre 2007

Bruxelles avverte l' Italia: spesa pubblica mai così alta, oltre la soglia del 50% del Pil

Nel 2006 la spesa pubblica ha toccato il record nazionale sfondando il tetto del 50% del Pil continuando con l' esecutivo di centrosinistra la progressione messa in moto dal governo di centrodestra. Il livello del 47,7% del Pil del 2004 era passato al 48,3% nel 2005 e si è attestato al 50,1% nel 2006. In Europa l' anno scorso solo la Francia ha speso più dell' Italia (il 53,4% del Pil), ma per sostenere un sistema di servizi pubblici considerato molto più efficiente e soddisfacente. In più Parigi può contare su un indebitamento dello Stato al 64,2% del Pil, quindi vicino a quel 60% consigliato dal Patto di stabilità come obiettivo di riferimento. L' Italia invece nel 2006 ha visto il suo debito arrivare al 106,8%, il livello più alto fra i 27 Paesi dell' Ue che impone ai contribuenti italiani di pagare ben il 4-5% del Pil in interessi. Il rapporto fra il deficit e il Pil in Italia l' anno scorso è addirittura schizzato al 4,4%, giustificando la procedura per disavanzo eccessivo iniziata dalla Commissione negli anni di Berlusconi. Nel 2006 in Europa solo l' Ungheria (con il 9,2%) ha avuto un deficit più alto. Dieci paesi virtuosi hanno registrato un avanzo di bilancio.

da I.Caizzi, Corr. 23/10/07

sabato 13 ottobre 2007

Comune di Milano: 11 milioni di consulenze "illegalmente attribuite"

Novanta incarichi su novantuno illegittimamente attribuiti. Regolamenti riscritti, «singolare circostanza», pochi giorni prima del conferimento degli incarichi, cosa che potrebbe configurare il dolo. E poi, contratti stipulati in numero superiore all' ammissibile e con persone prive di titolo. Risultato: la Corte dei conti parla di un danno di 11 milioni di euro. A pagare di tasca propria, potrebbero essere il sindaco Letizia Moratti e tutti gli assessori. La procura regionale della Corte dei conti, sollecitata a suo tempo dal consigliere comunale Basilio Rizzo, ha terminato la sua indagine. E ha spedito all' esecutivo comunale un «invito a fornire deduzioni» entro 60 giorni. Secondo i magistrati, gli incarichi «sembrano tutti violativi di chiare disposizioni statutarie», oppure «fondati su illegittime modifiche» del regolamento comunale che regola la materia. Un primo profilo di illegittimità, la Corte lo trova nella mancata pubblicizzazione della decisione di affidare nuovi incarichi. Inoltre, ma il fatto «non è censurabile in punta di responsabilità», l' amministrazione ha «pressoché raddoppiato il numero delle direzioni centrali, portate da 13 a 23, in spregio alle direttive del governo sul contenimento della spesa e dei costi della burocrazia». Più grave il fatto che il nuovo regolamento del Comune prescinda dalla necessità di laurea per le funzioni dirigenziali. E così, si trovano dirigenti non soltanto non dottori, ma anche in «assoluta insufficienza dei requisiti professionali».
Altro capitolo ancora, quello sulla responsabile del settore servizi sociali Carmela Madaffari. La dirigente ha in corso contenziosi di fronte al tar e al giudice del lavoro dopo essere stata dichiarata decaduta «per gravi inadempienze» dalla carica di direttore generale dell' Asl di Lamezia Terme, mentre un analogo procedimento era stato disposto durante la sua dirigenza dell' Asl di Locri. La Corte ricorda che un cittadino non deve subire danni se le condanne non sono passate in giudicato. Ma «altrettanto garantismo sembra dovuto nei confronti dei cittadini/comunità, dei quali non può non essere rispettata l' esigenza di essere amministrati da dirigenti senza ombre».
Detto questo, la magistratura fa i conti. E per il periodo che intercorre tra le nomine e il 30 settembre scorso, calcola che il Comune abbia versato 11 milioni e 669mila euro. Da ascrivere «con vincolo di solidarietà ove dovesse accertarsi la sussistenza di dolo», al sindaco Moratti, al direttore Borghini e ai componenti della giunta. La risposta, ora, spetta a loro.

da M.Cremonesi, Corr, 12/10/07

Debito, belgi e irlandesi i modelli da copiare

«Se ce l' abbiamo fatta noi, ce la potete fare anche voi». Nessuno può dire che i belgi, oggetto di barzellette francesi un po' come i carabinieri da noi, abbiano mai ecceduto in autostima. Quando gli si chiede dove sia finito il debito di Bruxelles, persino Paul De Grauwe è tentato di rifugiarsi nell' autoironia. E dire che lui, economista (fiammingo) di Lovanio e senatore liberale belga, avrebbe da raccontare una storia che davvero può far riflettere «anche» gli italiani. È in effetti la storia di un inseguimento e di un sorpasso improbabili sì, eppure avvenuti nel giro di pochi anni a opera un Paese in teoria sempre sull' orlo di una fine cecoslovacca, o peggio ancora jugoslava come qualcuno credeva negli anni ' 90. È proprio allora, con i secessionisti al 30% a Anversa, un sistema politico illeggibile e l' industria del sud francofono in depressione cronica, che il Belgio si mette alle spalle il Paese che nell' Unione gli assomiglia di più. Nel ' 93 l' Italia ha un debito al 118,5% del prodotto interno lordo (Pil) e il Belgio lo ha al 138%, un livello che neppure il pentapartito travolto da Tangentopoli e dalla crisi della lira aveva raggiunto. Sei anni dopo il Belgio è avanti e lascia al governo di Roma la maglia nera: 114,8% a 114,9%. La velocità come si vede è diversa e ignora persino le sempre risorgenti tentazioni scissioniste del vecchio regno post napoleonico. Quest' anno, il Belgio chiuderà con un debito totale delle pubbliche amministrazioni all' 83,9% mentre l' Italia viaggia venti punti sopra: battuti e distanziati da un sistema in permanente fase terminale. Possibile? Sì se nell' autoironia di Paul De Grauwe si legge il messaggio di uno Stato federale che non ha mai cercato ricette magiche, la vendita dell' argenteria o delle lenzuola. Vero, il Belgio degli anni ' 90 non ha avuto mano leggera sulle privatizzazioni, fino a mettere in vendita persino certe ambasciate. Ma il segreto della cura è che l' unico, vero choc è stato quello della determinazione politica di una comunità per altri versi divisa su tutto. Persino le litigiose amministrazioni regionali, quelle dalle quali passa quasi ogni euro su quattro di spesa pubblica, hanno accettato il controllo (ex post ma ferreo) di un' autorità centrale fatta di professori, banchieri centrali, esperti ministeriali: più statalisti e disciplinati gli scissionisti fiamminghi di certi sindaci di Taranto in default o dei responsabili dei tanti buchi sanitari regionali italiani. Per non parlare della spesa pubblica, cresciuta per finanziare il quieto vivere fra regioni e partiti disparati e poi tagliata di 15 punti di pil negli ultimi vent' anni: l' opposto del percorso italiano. Ne è uscita una Bruxelles oggetto di barzellette parigine ma in pareggio di bilancio dal 2000, che ha fatto del taglio del debito una palla di neve sempre più rapida con il calo degli interessi passivi e un surplus primario doppio rispetto a quello di Roma (al 4% del pil). Il resto della ricetta ricorda un po' l' altro «choc» europeo, quello dell' Irlanda. Sia Bruxelles che Dublino hanno ridotto le imposte sulle imprese e agito per attrarre il massimo di investimenti esteri. Il Belgio cresce sopra la media di Eurolandia da un decennio, l' Irlanda è riuscita a falciare il debito dal 100% circa al 25% del pil in dodici anni con imposte d' impresa al 12% e crescita al 5%. Ma quello è un esempio da giovane «tigre». A noi basterebbe la modesta determinazione di quei vecchi, lenti felini dei belgi.

F. Fubini, Corr. 12/10/07

lunedì 3 settembre 2007

Lumaca costosa

In tutto quel tempo un italiano qualsiasi potrebbe fare comodamente il giro del mondo: a piedi, camminando per otto ore al giorno. Dopo 1.210 giorni, ripassando dal tribunale, scoprirebbe che la sua causa per inadempienza contrattuale è stata finalmente discussa. Se fosse stato un cittadino britannico sarebbero bastati 229 giorni. Non andrebbe poi tanto meglio a un' impresa che volesse licenziare un dipendente per giusta causa: la decisione, in un tribunale italiano, arriva in media dopo 700 giorni. In un tribunale olandese, dopo 19. Ci sono pochi magistrati? A Bolzano c' è un giudice ogni 110 fra cancellieri e personale vario. A Campobasso, uno ogni 221. Forse anche per questo la giustizia italiana è la più cara d' Europa: 67 euro l' anno a testa, contro 22 del Regno Unito e 46 della Francia. Per non parlare della sanità, dove si fa un numero di Tac doppio rispetto alla Germania e triplo rispetto alla Francia e il costo medio del posto letto in ospedale pubblico va da 134 mila euro l' anno per la Lombardia a 200 mila euro in Campania. Troppi dipendenti pubblici? Nel Regno Unito sono più o meno gli stessi. Ma perché in Lombardia ce ne sono 10 ogni 10 mila abitanti, in Sicilia 22 e nel Molise addirittura 45?

S.Rizzo, Corr. 2/9/07